PoliCultura: Fondamenti Pedagogici

Prof. Thomas C. Reeves
Insegna ricerca, valutazione e progettazione di programmi didattici all’Università della Georgia, Athens (USA). La sua ricerca si concentra su valutazione di tecnologie didattiche, modelli mentali e multimedia interattivi, ambienti di apprendimento autentici, e tecnologie didattiche nei Paesi in via di sviluppo.

Mettere risorse didattiche sul Web non garantisce di per sè un apprendimento più efficace. Il Web è uno strumento che va integrato con approcci pedagogici efficaci per promuovere l’apprendimento (Reeves & Reeves, 1997). Uno dei principi pedagogici più fortemente sostenuti è che le persone imparano se hanno l’opportunità di costruire rappresentazioni esterne della propria conoscenza (Jonassen & Reeves, 1996). Secondo la teoria costruttivista dell’apprendimento, i discenti sviluppano strutture cognitive differenti (ad esempio schemi e modelli mentali) basati sulle loro conoscenze previe e i loro interessi. È molto importante che i compiti assegnati ai discenti abbiano rilevanza per loro. Di fronte a una attività autentica e personalmente rilevante o a un problema da risolvere, il Web può diventare uno “strumento cognitivo” per investigare e rappresentare conoscenza. Questo principio pedagogico è fortemente sostenuto dal lavoro di studiosi come Papert (1993) e Kafai e Resnick (1996). Papert chiama tale principio “costruzionismo”, sostenendo che le persone imparano creando artefatti esterni per rappresentare la loro conoscenza e interpretazione del mondo. L’iniziativa “PoliCultura” esemplifica questo principio, fornendo la tecnologia per creare rappresentazioni della conoscenza direttamente ai discenti, perché possano rappresentare ciò che conoscono e ciò in cui credono. Usando lo strumento “Mille e una Storia”, gli studenti svolgeranno loro stessi il ruolo di designer, e useranno la tecnologia come strumento cognitivo per analizzare il mondo, accedendo ad informazioni e interpretandole, organizzando la loro conoscenza personale, rappresentando ciò che conoscono agli altri, ricevendo osservazioni critiche dagli altri studenti, dagli insegnanti e da esperti esterni, raffinando in questo modo nel tempo la loro rappresentazione della conoscenza. Numerosi studi hanno dimostrato che i risultati in termini di apprendimento da parte di studenti che costruiscono questo tipo di rappresentazioni esterne della loro conoscenza sono più forti, durevoli e trasferibili efficacemente in nuovi contesti (Lajoie, 2000; Lehrer, 1993).

PoliCultura come occasione di crescita professionale e didattica

Prof. Leonardo Paoluzzi
Dirigente Scolastico ITCP V. Bonifazi - Civitanova Marche

Apprendimento cooperativo e Costruttivismo sono spesso oggetto dei migliori corsi di aggiornamento nelle scuole superiori del nostro paese; spesso, purtroppo, gli eventi che a tali corsi succedono, vedono l’entusiasmo iniziale dei docenti trasformarsi nell’amarezza di un bisogno di cambiamento non colmato o nella percezione di non aver potuto o saputo cogliere una occasione di crescita professionale. Le discipline umanistiche e scientifiche non riescono, insieme, a dare il via alla trasformazione del paradigma culturale, capace di generare un sapere costruito, contaminato da altri saperi, dove l’oggetto della scienza, qualunque esso sia, respira, interessa e appassiona soltanto se ancorato alle coordinate di valore umanistico e filosofico che lo collocano nel suo tempo storico e nel suo luogo sociale. Non c’è più tempo per il separatismo disciplinare nelle nostre scuole: la complessità della conoscenza del nuovo millennio non lo permette. Il concorso di didattica sperimentale, PoliCultura, così come presentato dagli autori, può generare una vibrazione didattica innovativa, lungo tutto il territorio nazionale e lasciare nelle scuole una straordinaria testimonianza operativa da cui attingere, per una prassi didattica quotidiana, quanto di meglio possa emergere all’insegna di una preziosa alleanza tra Cultura, Tecnologia e nuova Pedagogia.

PoliCultura: connubbio tra cultura e tecnologie

Fabrizia Mancini
Docente di latino e greco al Liceo Classico G.Berchet - Milano e Supervisore della SILSISMI indirizzo Linguistico Letterario, dell’Università degli Studi di Milano

L’iniziativa PoliCultura offre una preziosa opportunità didattica alle scuole per sfatare il mito delle due culture separate e incomunicabili: umanistica e scientifica.
I docenti e gli studenti, superando pregiudizi radicati, possono lavorare nella consapevolezza che la “cultura” è unica. Alla filosofia e alle lettere occorre la conoscenza scientifica per risposte certe anche se parziali, e la scienza è indissolubilmente legata al pensiero del suo tempo, progredisce e si sviluppa con la fantasia e la varietà proprie del mondo poetico e filosofico.
Aristotele, Democrito, Epicuro, Lucrezio, Cartesio, Pascal, Dante, Galilei ecc., con le loro opere, testimoniano con chiara evidenza che non esiste dicotomia tra le due culture e in tale senso dovrebbe essere orientata la preparazione degli studenti durante gli anni delle scuole superiori.
In questo concorso, oltre la gara e il conseguente premio, trovo più stimolante la partecipazione stessa, perché costituisce una sfida didattica all’interno del gruppo classe (docenti e studenti).

PoliCultura come approccio alla scienza e alle tecnologie

Rita Bortone
Dirigente scolastica Scuola secondaria 1° grado - Lecce
Esperta di didattica e di formazione dei docenti, ha svolto funzione di coordinatrice e di formatrice in numerosi progetti innovativi a livello provinciale e regionale, tra i quali alcuni relativi all’uso delle nuove tecnologie per la didattica.


All’interno di un progetto globalmente interessante e accattivante, quale PoliScuola, PoliCultura appare di grande valenza culturale e pedagogica: tenta infatti di affrontare il grave problema della preoccupante lontananza dei giovani dalla scienza e di ricercare modalità d’approccio motivanti e accessibili.
La narrazione coinvolge e lega l’autore e il lettore intorno a soggettive “significazioni” dei mondi scientifici, che si trasformano in “mondi possibili”.
Il mezzo tecnologico promuove una cultura – anch’essa ancora carente nella scuola italiana – dell’uso funzionale e didatticamente efficace delle nuove tecnologie.
Il premio in gioco può costituire un’esca iniziale, ma il vero ritorno del progetto sarà quello culturale.”